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Graffe. Che nome particolare. Ho cercato di trovare il motivo per cui vengono chiamate così ma non ho trovato nulla.
Di certo so che sono preparate con farina e patate, sono fritte e decisamente buonissime.
Io, se potessi permettermelo, non mi limiterei a mangiarle solo a Carnevale, e sono sicura che molti bambini apprezzerebbero il trovarle sul buffet per la loro festa di compleanno!

Tempo di realizzazione a mano: 30 minuti più 2 ore di lievitazione e 20 di cottura

Con un buon brodo di carne oltre ai mitici tortellini o i capellini all'uovo possiamo senz'altro gustare un'alternativa veloce e tradizionale anche rispetto alla stracciatella: i passatelli marchigiani.

Tempo di realizzazione: 10 minuti

In Campania si chiamano Struffoli, in Abruzzo lo chiamano Cicerchiata. E chissà quanti altri nomi, in giro per l'Italia e con minime varianti, descrivono lo stesso irresistibile dolce. La sostanza è la stessa: piccole e friabili "palline" simili alla cicerchia (appunto..) aggregate e tenute insieme da un sottilissimo strato di miele caramellato. Un buonissimo dolce di Carnevale che si mantiene a lungo sempre che .... si riesca a resistergli!

Tempo di realizzazione: 1 ore e 30 minuti

Con un buon brodo di carne oltre ai mitici tortellini o i capellini all'uovo possiamo senz'altro gustare un'alternativa veloce e tradizionale anche rispetto alla stracciatella: i passatelli marchigiani.

Tempo di realizzazione: 10 minuti

Questo è un dolce laziale tipico del periodo natalizio. Gli ingredienti sono di quelli più golosi e tutti insieme ci fanno trasgredire ogni regola, forse per questo sono irresistibili e forse è per questo che il Pangiallo si mangia solo a Natale ...

La ricetta tradizionale, che ho preso dal testo di Livio Jannotti "La cucina Romana e del Lazio", recita così:
...Si impastano prima la farina e il lievito con l'acqua tiepida o lo sciroppo, fino ad ottenere una pasta più morbada di quella del pane; quindi si aggiungono tutti gli altri ingredienti .... Ottenuta questa pagnotta si lascia riposare per tutta la notte in un luogo tiepido. Quindi fatta la pastella con un po' di acqua tiepida , un po' di fariina e poco olio con un pizzico di spezie e lo zucchero, la si versa non troppo colante , sul pangiallo, spalmandola bene.
Il tutto con questi ingrdienti:
200 gr di farina - 20 gr di lievito - sciroppo di zucchero non denso - 350 gr di scorzette di arancio candite - 200 gr di pinoli - 200 gr di mandorle - 10 gr di spezie - 4/5 cucchiai di olio - 1 kg e 1/8 di zibibbo

Io l'ho voluta fare un po' mia, rubando la ricetta della mia amica e suocera Fiorella e aggiungendo e togliendo o sostituendo alcuni ingredienti.
La sua realizzazione non richiede molto tempo anche per questo vi invito a provare...

Tempo di realizzazione: 20 minuti più 30 di cottura

Con un buon brodo di carne oltre ai mitici tortellini o i capellini all'uovo possiamo senz'altro gustare un'alternativa veloce e tradizionale anche rispetto alla stracciatella: i passatelli marchigiani.

Tempo di realizzazione: 10 minuti

Questo è un dolce laziale tipico del periodo natalizio. Gli ingredienti sono di quelli più golosi e tutti insieme ci fanno trasgredire ogni regola, forse per questo sono irresistibili e forse è per questo che il Pangiallo si mangia solo a Natale ...

La ricetta tradizionale, che ho preso dal testo di Livio Jannotti "La cucina Romana e del Lazio", recita così:
...Si impastano prima la farina e il lievito con l'acqua tiepida o lo sciroppo, fino ad ottenere una pasta più morbada di quella del pane; quindi si aggiungono tutti gli altri ingredienti .... Ottenuta questa pagnotta si lascia riposare per tutta la notte in un luogo tiepido. Quindi fatta la pastella con un po' di acqua tiepida , un po' di fariina e poco olio con un pizzico di spezie e lo zucchero, la si versa non troppo colante , sul pangiallo, spalmandola bene.
Il tutto con questi ingrdienti:
200 gr di farina - 20 gr di lievito - sciroppo di zucchero non denso - 350 gr di scorzette di arancio candite - 200 gr di pinoli - 200 gr di mandorle - 10 gr di spezie - 4/5 cucchiai di olio - 1 kg e 1/8 di zibibbo

Io l'ho voluta fare un po' mia, rubando la ricetta della mia amica e suocera Fiorella e aggiungendo e togliendo o sostituendo alcuni ingredienti.
La sua realizzazione non richiede molto tempo anche per questo vi invito a provare...

Tempo di realizzazione: 20 minuti più 30 di cottura

Sono Nadia, certo è chiaro dal nome del sito, e sono nata a Roma il 15 aprile del 1960.
Dopo aver conseguito il diploma al liceo linguistico in inglese, francese e spagnolo, ho studiato presso l'ISMEO lingua e cultura cinese. Durante questo periodo di studio ho avuto la fortuna di poter viaggiare molto e il bello era alloggiare non in albergo ma presso famiglie. In questo modo, oltre ad approfondire più facilmente lo studio della lingua, potevo capire meglio le vere abitudini e gli usi dei paesi che visitavo e naturalmente potevo gustare la cucina casalinga che altrettanto rispetta e riflette modi e stili di vita.
Per 15 anni ho gestito insieme a mia madre l'attività di famiglia, una bellissima cartolibreria nel centro di Roma. Ho potuto collezionare e leggere una gran quantità di testi sulla cucina e l'alimentazione, che mi ha sempre interessato, e che ora occupano diversi metri della mia libreria, e dal 1987 ho iniziato ad acquistare riviste di cucina, due testate in particolare, che conservo e ancora consulto, ben suddivise per mese. 
FotoNadiaNella mia famiglia la cucina è sempre stata il fulcro della casa. Una passione che viene dai nonni e poi attraverso mio padre a me. Adoro passare il tempo al mercato o nelle aziende agricole a scoprire nuovi prodotti e poi correre a casa a cucinarli. Della cucina mi piace tutto, preparare, impastare, cuocere, decorare e anche pulire!
Naturalmente tutto questo era un hobby a cui ho cominciato a dedicare sempre più tempo; quindi ho deciso di trasformarlo in attività. Ho collaborato nella cucina di un ristorante pulendo patate e lavando pesce all'inizio, fino ad arrivare alla composizione dei piatti. Ho fatto pratica sulla "pelle" dei familiari e degli amici prima, poi, con il passa parola ho iniziato a "mietere successi" nell'organizzazione di eventi, sempre in collaborazione. E quindi iscrizione alla FIC (Federazione Italiana Cuochi), il corso HACCP per la manipolazione di alimenti e somministrazione, insomma tutto quello che serve per essere "sulla piazza" con i giusti requisiti.
Nei miei ricordi c'è il profumo delle cucine di casa. Con la nonna materna passavamo tutta l'estate. Nel suo paese d'origine dove tutto sembrava essere a dimensione assolutamente umana, passeggiare per il paese era come girare per casa perché tutti si conoscevano e perché dalle finestre aperte, verso ora di pranzo, si potevano sentire i rumori ma soprattutto i profumi delle altrui cucine. Con la nonna si andava a raccogliere le more per farne marmellate o mele per delle squisite torte. Se pioveva si pasticciava sul tavolone di marmo della cucina per fare frittelle o inventare forme nuove per biscotti. Tarantina d'origine la nonna paterna, quando io avevo quattro o cinque anni, passava ormai le sue giornate in cucina. Rimanevo incantata a guardarla mentre puliva sapientemente broccoletti o carciofi (e quant'altro mio padre le comprava al mercato), mentre mi raccontava come fosse una bella fiaba, come li avrebbe cucinati.
E poi mio padre nato e cresciuto orgogliosamente a Roma, ha sempre avuto la passione per la buona tavola e un irrefrenabile piacere nell'ospitare amici e parenti per far gustare la sua cucina grazie anche all'apporto immancabile di mia madre che, ancora oggi, prepara e addobba splendide tavolate. Il sabato mattina lo si poteva incontrare nei soliti tre negozi del centro dove andava a fare la spesa e dove spesso rilasciava ricettine speciali e consigli ai clienti dei suoi amici bottegai. La mattina della domenica amava alzarsi presto per cominciare a pensare e ideare deliziosi pranzi.
Quando arrivavo io curiosa e affamata di sapere, lo aiutavo come potevo, gli chiedevo chiarimenti ma soprattutto lo osservavo. Rivedevo nelle sue mani quelle della nonna, ma soprattutto ammiravo orgogliosa con quanta cura e attenzione preparasse, ricordando o inventando, piatti meravigliosi per gli amici o anche solo per noi. Insomma, io ho sempre avuto difficoltà a ritrovare gli stessi sapori dei piatti preparati a casa mia, in quelli del ristorante. E credo che in tutte le ricette ci debba essere ingrediente prima degli altri: la passione.
Io questa passione l'ho ereditata dalle nonne ma soprattutto da mio padre e ho deciso di continuare a coltivarla anche attraverso quest'attività verso la quale, peraltro, sono stata spinta da amici e parenti.
Spero di poter trasmettere anche a voi il piacere della buona e sana cucina della tradizione e sarò felice di essere contattata anche solo per informazioni e piccoli consigli.